Nella sala Brunelleschi dell’Opera Santa Maria del Fiore a Firenze, e con sei crediti deontologici per i partecipanti, si è svolto il corso di formazione, organizzato dall'Associazione Stampa Toscana con la collaborazione del Gruppo pensionati, che si è occupato di intelligenza artificiale.
“Come cambia il lavoro nelle redazioni con l’avvento dell’AI?”. Un quesito pesante che da tempo porta a profonde riflessioni, tra speranze e preoccupazioni, e divide anche il giudizio dei colleghi giornalisti. Dal corso, i cui lavori sono stati coordinati dal presidente dell’Ast, Sandro Bennucci, e aperti
da Antonio Lovascio presidente del gruppo pensionati, con il saluto del presidente toscano dell'Ordine, Giampaolo Marchini. Sono quindi uscite risposte importanti. Da Mauro Lombardi, economista e docente universitario, è arrivato un tuffo nella storia: “La prima esperienza di intelligenza artificiale risale addirittura al 1956. Nel confronto fra l’intelligenza artificiale e quella umana – ha previsto - vincerà sul piano tecnico la prima, ma non sostituirà la seconda. Ci sarà complementarietà.” Dopo i primordiali esperimenti del ’56, si dovrà attendere il 1986 per avere un nuovo salto di qualità, ma sempre a livello di studi scientifici: “Tutte le informazioni che riceviamo come persone, le elaboriamo consciamente solo per il 5%. Il resto va nella parte subliminale, ma non la perdiamo. La conoscenza – ha spiegato Lombardi – sta nel cervello: così si inizia a parlare di reti neurali e una contemporanea crescita esponenziale della capacità elaborativa dei computer.”
La ricerca analizza più a fondo il cervello, modello a cui si devono ispirare i programmi di IA,scoprendo che abbiamo almeno 100 miliardi di neuroni. Ma i programmi ancora allora lavoravano staticamente. E’ l’anno 2017 a rappresentare l’anno zero per la applicazione di questa nuova tecnologia. “Arriva la linguistica e siamo alla IA generativa. Enormi data base integrati alla linguistica – ha chiosato il prof. Lombardi - che per i giornalisti vede il pericolo di una alterazione della mente. Il vostro compito sarà disvelare le fake news create dall’A.I., proteggendo i vostri dati, sfruttando l’aiuto di questa tecnologia avanzata, che rimane sempre una creazione umana, ma tenendola sotto controllo.
Marco Pratellesi giornalista, scrittore, docente universitario vede il bicchiere mezzo pieno: “Quando nel 2022, nelle nostre redazioni, è entrata l’AI con ChatGPT, nessuno si è preoccupato di sapere come sarebbe stata utilizzata.
L'intelligenza artificiale è indiscutibilmente un enorme aiuto, ma a patto che rispetti verità e trasparenza, che sono i fondamenti della nostra professione. Negli Usa l’utilizzo dell’AI è ormai diffuso e sperimentato, ma subisce continue e importanti variazioni. Parliamo del nostro lavoro. Si stanno sviluppando anche nuovi fenomeni. Ad esempio il mercato di siti di informazione abbandonati, ma di valore: vengono accaparrati da chi li ristruttura e li rilancia sfruttando il brand e con l' intelligenza artificiale crea prodotti giornalistici senza giornalisti intrisi di pubblicità. Studi affidabili ci dicono che nel 2026 il novanta per cento sarà un prodotto della AI. In Italia – osserva Pratellesi - siamo indietro, ma vedo una forte accelerazione, anche se si punta solo sul risparmio e non sulla valorizzazione del prodotto e del lavoro. La IA renderà migliore la nostra professione purché ci sia integrazione e non muro.”
Daniele Magrini, giornalista e scrittore
L’altra metà del bicchiere la riempie Magrini (sta per uscire il suo secondo libro sulla IA), che
fotografa con il Censis i cambiamenti nell’utilizzo delle tecnologie dei cittadini: “Il 99% degli italiani continua ancora a guardare la TV. Ma ben il 56% usa la Smart TV (collegata alla rete) e non la TV ordinaria. E i giovani sono scesi al 33% a fruire della TV generalista. Dalla smart tv accesso ai social al pari dello smartphone. Social e intelligenza artificiale avranno una visione unitaria con gradi facilità e bassi costi nella produzione, allargandone il consumo. Un plauso – fatto infine Magrini - ad Aeranti-Corallo (l' associazione rappresentante delle tv private) che ha creato un prontuario molto avanzato sull'utilizzo della IA per le emittenti locali. Si risparmia tempo senza perdere la qualità. In Toscana gia Rtv38 e Telegranducato segnalano nei loro siti l’impiego di IA. Ed altre stanno già lavorando a questo approccio. Credo che i giornalisti saranno più liberi ed avranno più tempo per fare il loro mestiere invece di stare al desk.”
Pino Miglino giornalista e scrittore
“Le nuove scoperte creano nuovi lavori. In passato è stato così, oggi no. La velocità e la potenza dell’IA renderà obsoleta ogni nuova professione”. Lo sostiene con convinzione Pino Miglino, profondamente perplesso dell’entusiasmo di altri colleghi. La centralità dell’impegno deve serre sulle strade da percorrere per salvare il lavoro. “Nel 2020 in Italia abbiamo perduto otto milioni di posti di lavoro reali. La Banca mondiale indica come priorità contro la recessione, il recupero della massiccia perdita di posti di lavoro.” Poi ricorda le parole profetiche di Pierre Carniti, sindacalista e politico di razza di fine secolo scorso: “Lavorare meno per lavorare tutti”. In Giappone si è ridurre il tempo di lavoro per recuperare le perdite demografiche: più tempo per la famiglia e per ridurre l'inquinamento. Anche in Italia vi sarebbe necessità di ridurre l'orario di lavoro. “Abbiamo vissuto l'esperienza del covid – ha ricordato Miglino - che ha creato un ulteriore fenomeno, quello della rinuncia al posto di lavoro sicuro: dati Inps, due milioni di dimissioni volontarie nel solo 2021.
Spesso soggetti giovani che decidono di non barattare la qualità della vita per mantenere un posto di lavoro a volte anche fisso. Molti di quelli che hanno rinunciato erano dipendenti pubblici o dipendenti di aziende solide. Il loro motto è “non voglio vivere per lavorare, ma lavorare per vivere”. El'intelligenza artificiale rischia di diventare deflagrante in questo senso”.
Paola Fichera giornalista, componente giunta esecutiva FNSI
“Il rapporto della nostra professione con l’IA – ha detto Fichera - viene visto con grande preoccupazione, soprattutto pensando all' idea che ne hanno gli editori con i quali stiamo trattando, per ora invano, per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da quasi dieci anni. Gli editori pensano di non riuscire a governare l'intelligenza artificiale. Ed hanno paura di non avere risorse necessarie a creare progetti di crescita e sviluppo qualitativo e quantitativo. Sull' impiego delle AI gli editori vogliono solo risparmiare e tagliare costi. Tant'è che un punto centrale della trattativa è legata all'estromettere dalla protezione tutti coloro che entro il 2030 compiranno sessantadue anni con i prepensionamenti. Editori determinati a strozzare i contratti per le (pochissime) nuove leve. Editori – spiega Fichera – che a fronte della richiesta di gestori di AI puntano a far soldi vendendo i loro
patrimoni archivistici. Giornalisti non contrari sul principio, ma trattandosi di una produzione della propria arte e mestiere, intendono essere in qualche modo pagati. Servono regole, tutti d'accordo: ma quali regole? Gli editori sono arroccati e non vogliono nemmeno studiare il problema, ma solo
risparmiare.”